Giorgio Armani mi ha fatto cambiare idea sulla moda
Premessa: non sono mai stato fan di Giorgio Armani. I suoi tagli ineccepibili e quel famoso “greige” mi sono sempre sembrati eleganti, sì, ma poco inventivi. Poi sono andato più a fondo nella sua storia, e ho dovuto ricredermi.
Non mi definisco un hater, ma i suoi completi “greige” e i suoi abiti da sera eleganti non mi hanno mai suscitato nulla oltre a pensare “look ineccepibile ma poca inventiva”, soprattutto negli ultimi anni. E idem il suo pensiero spesso rigido e tradizionale riguardo il fashion system.
Forse perché ho sempre preferito l’errore creativo al perfetto, un vestito “non finito” ma concettualmente rivoluzionario à la Martin Margiela piuttosto che l’orlo impeccabile di Armani.
Eppure andando più a fondo nella sua storia, mi sono accorto che sbagliavo. Mi sono accorto che quegli orli tanto precisi quanto noiosi hanno cambiato la moda radicalmente, in primis nella sua amata Italia ma anche a livello mondiale.
Armani non ha abbellito l’abito, l’ha svuotato. Ha tolto peso alle spalle, accorciato le fodere, lasciato scorrere il tessuto. Ha reso il completo una seconda pelle, anche per il pubblico femminile. Prima di lui la giacca era una pesante armatura; dopo, è diventata un gesto naturale da porre anche sopra una t-shirt o un paio di jeans.
Chiamatelo come volete: “soft tailoring”, “quiet luxury” o “business core” non importa, quello che è certo è che senza Armani non avremmo avuto le estetiche che tanto diamo tanto per scontato.
Attori in passerella? Non avremmo avuto neanche loro senza Re Giorgio, che da American Gigolo con Richard Gere ha vestito tutto lo star system di Hollywood film dopo film.
Se oggi Milano è una capitale della moda è grazie a lui. Se oggi i brand vogliono ancora rimanere indipendenti è grazie a lui.
Io gli ho spesso rimproverato la ripetizione, la prevedibilità. Oggi capisco che quella coerenza non era pigrizia: era un progetto. Non rivoluzione per shock, ma per sottrazione. Se Margiela ha insegnato a rompere le regole, Armani ha insegnato a farle durare. E forse è questo il suo lascito più grande: aver reso la normalità un atto di design.
Non sono diventato un fan all’improvviso, ma so riconoscere chi cambia le sorti del mondo. E Armani l’ha fatto. In silenzio, con misura. Per questo non lo ringrazieremo mai abbastanza.




