C'è un errore geniale nei costumi dell'Odissea
Perché i costumi dell’Odissea di Nolan sono “sbagliati”?
Quando guardiamo una partita di calcio ci sentiamo tutti Mourinho e con il cinema non siamo da meno. L’ultimo capolavoro di Christopher Nolan è appena uscito e tutti si sono già trasformati in esperti di epica. Come spesso accade, le licenze poetiche del regista hanno fatto storcere il naso ai puristi.
Tra le questioni che fanno più discutere c’è l’inesattezza dei costumi, affidati alla costumista Ellen Mirojnick. La stessa criticata per gli abiti di Bridgerton. In effetti il poema sarebbe ambientato nella tarda Età del Bronzo, mentre i costumi risultano un mix tra periodi successivi. Ma la scelta di Nolan non è certo casuale. Per il regista i costumi sono stati uno strumento narrativo utile a far percepire lo status dei personaggi. Avete presente la scena in cui Agamennone entra a Troia? Avete percepito l’aura di Benny Safdie in armatura nera e con l’elmo che sembrava un pezzo di Schiaparelli? Allora il lavoro di Nolan e della Mirojnick ha evidentemente funzionato.
E se per notare gli “errori” nelle armature serviva aver almeno sfogliato un manuale di storia della moda c’è invece un errore che chiunque può notare. Si tratta dei costumi femminili, nello specifico quelli di Penelope ed Elena. Gli abiti indossati da Anne Hathaway risultano come una moderna interpretazione del peplo greco, un drappo di tessuto senza taglie e cuciture, modellato sul corpo. Quelli di Lupita Nyong’o, invece, non somigliano nemmeno lontanamente alle fogge dell’epoca. In una scena indossa persino uno scollo all’americana, mentre in un’altra porta un abito con inserti metallici alla Paco Rabanne.
Vestendole di abiti quasi contemporanei è come se Nolan avesse voluto evidenziare la modernità delle donne raccontate. Le scelte che fanno, ciò che dicono: ogni dettaglio della loro personalità racconta la contemporaneità di questi incredibili personaggi femminili e l’errore, se ancora così vogliamo chiamarlo, nei costumi è lo strumento narrativo usato per disegnarle come donne molto oltre il loro tempo.





