Piacenza 1733 arriva fino in Tibet per usare il migliore dei Cashmere
Un viaggio alle origini del cashmere con Expedition 1733.
Per la famiglia Piacenza il cashmere non si valuta solo al tatto: si va a cercarlo direttamente dove nasce. Da qui prende forma Expedition 1733, il viaggio compiuto da Vasiliy ed Ettore Piacenza, quattordicesima generazione alla guida del Lanificio, che ancora oggi seguono di persona la selezione delle materie prime, proseguendo una ricerca che in casa Piacenza comincia più di un secolo fa, quando Mario Piacenza partì alla volta dell'Himalaya in cerca delle fibre più rare al mondo.
Il viaggio tocca due territori lontanissimi tra loro, e altrettanto diversi nel cashmere che restituiscono. Il primo è Alashan, nella Mongolia Interna, ai margini del deserto del Gobi, dove inverni rigidissimi ed estati aride spingono le capre a sviluppare un sottovello finissimo: da qui nasce l'Alashan Cashmere Piacenza 1733, fibra chiara, lunga e luminosa, con una finezza tra 15 e 15,8 micron, raccolta ogni primavera con una delicata pettinatura e disponibile in appena 150-200 grammi per capra all'anno.
Il secondo territorio sono gli altipiani del Tibet, oltre i quattromila metri, dove le condizioni ancora più estreme limitano la produzione e danno vita a Shambala, una nuova qualità in debutto nella prossima collezione Autunno/Inverno di Piacenza 1733, inizialmente su una selezione di capi in maglia.
Rispetto al cashmere mongolo, quello tibetano è più scuro, denso ed elastico, con una finezza tra 13,5 e 14,5 micron e una mano piena e avvolgente. Il nome, che nella tradizione buddhista indica un regno nascosto di armonia, racconta bene una fibra ancora rara nelle collezioni occidentali.
Expedition 1733 è prima di tutto un modo di raccontare da dove viene la qualità: non dal telaio, ma dai territori, dal clima e dalle comunità che da generazioni custodiscono questo sapere.





